Nei dintorni


Una vancanza all'insegna del divertimento e del relax.

 
daccia_bodrona
home_minimal_zoombox1_icon

La Diaccia Botrona è una zona di grande importanza storica ma soprattutto naturalistica, grazie alla numerosa presenza di specie faunistiche presenti.

Tra Castiglione della Pescaia e Grosseto, a ridosso della pineta e della ben nota e frequentatissima spiaggia, si trova la Diaccia Botrona, una zona palustre sconosciuta ai più e che per secoli ha giocato un ruolo importantissimo nella storia e nell’evoluzione del territorio della Maremma.

Benché assai ridotta rispetto alla sua estensione originaria e circondata da centri abitati e coltivazioni, rappresenta un tassello nel complesso mosaico di zone umide costiere, fortunatamente risparmiate dalle grandi opere di bonifica.

La capacità di immagazzinare grandi quantità d’acqua in caso di piogge abbondanti, evitando il pericolo di disastrose inondazioni e di ricaricare la falda sotterranea, sono solo alcune delle vitali funzioni vitali che possono svolgere per il territorio.

Ma le zone umide, soprattutto, ospitano un’ incredibile varietà di esseri viventi, sia vegetali che animali. Sono delle vere e proprie “banche genetiche” che, se opportunamente protette e gestite contibuiscono al mantenimento della biodiversità.

 
 
residence_corallo_saturnia
home_minimal_zoombox2_icon

Saturnia Sorge su un pianoro di travertino a 294 metri d'altitudine, sulla sinistra del fiume Albegna, nell'entroterra collinare della Maremma grossetana. Dista circa 56 chilometri da Grosseto e 14 chilometri dal capoluogo comunale.

Frequentazioni del territorio di Saturnia sono documentate fino all'età del Bronzo, con la successiva nascita e sviluppo di insediamenti etruschi, come testimoniato dai resti di varie necropoli risalenti all'VIII secolo a.C.. Secondo Dionigi di Alicarnasso la città fu fondata dai Pelasgi.

Citata in un privilegio di Clemente III nel 1188, vi è attestato un castello, una chiesa plebana e le terme già frequentate. Governata dai conti Aldobrandeschi – per un breve periodo concessa ai conti di Tintinnano – venne poi contesa da Orvieto e da Siena, finché nel 1299 la città fu duramente colpita dalle truppe senesi durante un attacco contro Margherita Aldobrandeschi.

Oggi Saturnia è una rinomata località della Maremma che vede nel turismo termale e archeologico la sua principale risorsa.

Nella frazione è situato, presso la scuola di via Italia, il museo archeologico di Saturnia che ospita i reperti archeologici di età etrusca e romana facenti parte della collezione Ciacci. Il museo è inserito nella rete museale provinciale Musei di Maremma. Presso la frazione si trova anche un punto biblioteca, collocato nell'edificio dei vecchi lavatoi pubblici del 1913. La piccola biblioteca di Saturnia dispone di un patrimonio librario di circa 2 500 volumi.

 
 
eremo-di-malavalle
home_minimal_zoombox2_icon

L'eremo di Malavalle era un complesso monastico fondato dai seguaci di San Guglielmo di Malavalle. È situato nel comune di Castiglione della Pescaia, nei boschi a nord-ovest del capoluogo comunale nell'area compresa tra il centro di Castiglione della Pescaia e la frazione di Tirli, in provincia di Grosseto.

Una piccola cappella fu costruita sopra la tomba di San Guglielmo di Malavalle ed intorno a questo luogo si riunirono i suoi seguaci. A seguito di molte testimonianze di miracoli operati per intercessione di Guglielmo, il papa Alessandro III concesse il culto del santo (1174) ed approvò la regola dei Guglielmiti (1211). Nel corso del XIII secolo molti eremiti giunsero a Malavalle.

Il monastero fu edificato tra il 1230 e il 1249 da Papa Gregorio IX e divenne uno dei principali centri spirituali della Maremma. Nel XIII secolo, durante la guerra con Siena, l'eremo fu distrutto e le spoglie del santo furono sparse nei paesi vicini.

Nel 1564 fu dato in uso al conte Bartolomeo Concini. Padre Giovanni Nicolucci (Montecassiano, 1552 - Batignano, 1621), già priore del monastero agostiniano di Montecassiano, si ritirò in vita eremitica a Malavalle alla fine del Cinquecento e ne curò il restauro. Nel 1604 il monastero passò agli agostiniani.

I monaci hanno abitato il monastero fino alla seconda metà del XVIII secolo. La chiesa ed il monastero, divenuti proprietà privata, sono stati lasciati andare in rovina.

Questo articolo è disponibile anche in: Inglese